Valutazione e cambiamento nella legge Brunetta
( Legge 4 marzo 2009, n. 15 )
Sergio Sabetta
“ Per interpretare gli eventi, dobbiamo sapere dove siamo e capire come la nostra posizione influenzi ciò che percepiamo” ( Barbour )
La legge Brunetta n. 15 del 4 marzo 2009 nella sua complessa ed ampia articolazione per la ottimizzazione del lavoro pubblico parla, tra l’altro, all’art. 4 di principi e criteri in materia di valutazione delle strutture e del personale, nonché agli artt. 2 e 3 di deleghe al Governo per la riforma del lavoro e della funzionalità delle amministrazioni pubbliche.
Nella letteratura americana si distingue tra fare le cose bene e fare le cose giuste, in tal modo precisando le logiche d’azione dell’ efficacia ed efficienza che si contrappongono ad una azione legata ad una dimensione ideale e quindi più propriamente di etica collettiva, le due azioni legate rispettivamente al privato e al pubblico risultano solo parzialmente conciliabili ( Ingraham, Thompson, Del Vecchio), come dimostrato dall’analisi empirica di Moynihan in cui le decisioni sulla distribuzione del budget federale secondo i programmi valutati dall’Office of Management and Budget non sono la conseguenza della graduatoria prodotta dal Program Assessment Rating Tool ( Calciolari).
Vi è un equilibrio tra necessità storica della comunità e risorse disponibili da ripartirsi secondo il sistema di rilevamento, tale da indurre come non praticabile un sistema che conduca all’abbandono di una concezione della Pubblica Amministrazione strumentale alla soddisfazione dei bisogni di welfare storicamente propri della comunità stessa ( Borgonovi), si rischia una razionalità formale in contrasto con le esigenze condivise dalla comunità, nasce la necessità di una predefinizione dei punti di riferimento per cui attraverso una partecipazione più attiva dei cittadini, nella definizione dei valori e nel loro controllo diffuso, si influenzi il funzionamento delle istituzioni, recuperando per tale via l’aspetto etico del pubblico ed il rapporto pubblici ufficiali e cittadini rafforzando al contempo il ruolo e l’immagine del pubblico stesso ( Mulgan).
Si sta diffondendo una ampia consapevolezza che il fine del sistema democratico è più ampio del solo produrre con efficienza dei beni o servizi, ma ricomprende anche l’aspetto dialettico degli interessi esistenti in una società complessa ( Thompson), la democrazia è quindi nella sua fragilità uno dei migliori sistemi moderni conosciuti per allocare efficientemente le risorse possedute sia in termini economici che politico- sociali.
Considerato che vi è una tendenza all’accumulazione di potere sia da parte politica che amministrativa e le transazioni che avvengono sono prevalentemente relative a tale distribuzione (Breton – Tullock), non dobbiamo tuttavia sottovalutare la funzione della routine che porta a processi decisionali basati sulla logica incrementale a razionalità limitata con aspetti propri del modello a cestino di spazzatura.
Sono le regole che influenzano a loro volta l’azione politica ed amministrativa, si che il loro cambiamento viene ad influenzare la distribuzione degli interessi, delle risorse e delle stesse regole, la routine abbatte comunque l’imprevedibilità delle decisioni e assicura il rispetto degli accordi sia in ambito politico che amministrativo (March-Olsen), sostiene pertanto la fiducia quale aspettativa di un comportamento conforme.
Se è facile provocare un mutamento anche mediante trauma non è altrettanto facile controllarne gli sviluppi, costringere il sistema ad un riallineamento permanente può portare alla lunga a trasformazioni impreviste tanta da indurre alla crescita esponenziale dell’architettura di controllo, con la conseguente creazione di nuovi interessi.
March e Olsen nel sottolineare la difficile convivenza tra democrazia e burocrazia evidenziano le sequenze di attenzione che alternativamente ciascuno dei due termini usufruisce, con il conseguente andamento per cicli rimane comunque nella complessità della pubblica amministrazione una discrezionalità quasi invisibile, deresponsabilizzata, opaca, non valutata né valutabile (Fosti).
Risulta, pertanto, arduo affidare ad un sistema rigidamente razionalista la valutazione delle azioni e dei comportamenti senza valutare l’inevitabile significato politico che un determinato sistema di rilevamento acquisisce, in quanto l’impostazione tecnica di un sistema di valutazione non garantisce di per sé un orientamento ai risultati a seguito dei problemi oggettivi di significato nella misurazione propria del contesto pubblico (Calciolari).
Se nella teoria dell’evoluzione è prevalsa una concezione della selezione a più livelli contemporaneamente, con una differenza pratica nei risultati tra selezione interna al gruppo ed esterna tra gruppi (E. O. Wilson – D. S. Wilson – Mirsky), non è detto che questo avvenga in crescita positiva potendo benissimo avvenire al contrario favorendo determinati comportamenti distruttivi nel gruppo secondo una concezione memetica dell’evoluzione, ossia delle idee e quindi culturale (Ward). Quello che conta nell’evoluzione sono la ripetizione ed il dettaglio che agiscono sul caso, sulla selezione e il tempo (Carroll).
La legge c.d. Brunetta presuppone , come tutte le leggi organizzative che si sono succedute, la capacità del soggetto di accogliere le future trasformazioni e di adattarsi in termini positivi nel succedersi delle tre fasi di scongelamento, trasformazione e ricongelamento (Lewin) che obbliga il soggetto a disimparare parte delle proprie competenze e riorganizzare la propria struttura cognitiva. Vi è un cambiamento del potere organizzativo con il trasferimento dei punti di riferimento, che fa sì che gli innovatori si trasformino in conservatori delle nuove routine utili non tanto all’organizzazione quanto al consolidarsi delle nuove rendite, nel quale la routine assume la doppia valenza di consolidatrice dell’organizzazione ma anche delle nuove rendite in questo favorita dal trasformismo proprio sia del settore politico che di quello organizzativo, per cui non vi è una vera adesione ai modelli emergenti.
Le nuove procedure comportano un radicamento sia di una nuova propria immagine sia di una nuova rete relazionale, questa avviene attraverso fasi di resistenza dovute alla struttura di potere, alla cultura organizzativa, ai giochi delle parti, al senso di minaccia, solo la presenza costante di una leadership consapevole può risolvere l’incertezza ( Tosi- Pilati).
Nell’inversione dei valori che si crea vi è una contrattazione / aggressività, risultato culturale dell’ambiente e della leadership, molte decisioni collettive vengono assunte senza una chiara consapevolezza dei criteri pubblici che guidano le scelte che appaiono o troppo complesse o troppo costose e tali da indurre alla possibile scelta del non far nulla.
Bibliografia